L’importanza di sviluppare buone abitudini

Molte delle cose che facciamo ogni giorno sono abitudinarie, dalle azioni più semplici a quelle più complesse, ogni singolo giorno della nostra vita tendiamo ad assumere dei comportamenti ripetitivi.

In molti casi, tali abitudini nascono spontaneamente o per semplice comodità. Alcune di queste sono positive e altre no. Considerate però nel loro insieme, tutte queste abitudini definiscono chi siamo e come ci comportiamo. Riuscire quindi a controllarle costituisce un enorme vantaggio che può permetterci di esprimere al meglio tutto il nostro potenziale.

Spesso infatti siamo abituati a considerare le abitudini come qualcosa che siamo costretti a subire. “Sono stato sempre abituato a fare così”, “Che ci posso fare, sono fatto così”, sono tipiche frasi che tendono a scaricare all’esterno la responsabilità di certi nostri atteggiamenti.

Vivere col pilota automatico inserito

Jeremy Dean, nel suo libro Making Habits, Breaking Habits, sostiene che circa un terzo della nostra vita (esclusi i momenti in cui dormiamo) è gestita dal nostro inconscio, che ci guida come una sorta di pilota automatico. Ci sorprenderebbe scoprire quante abitudini governano la nostra vita di ogni giorno: dal modo in cui ci svegliamo la mattina, al posto in cui ci sediamo a tavola in famiglia, alla scelta del cibo.

Charles Duhigg, autore di The Power of Habit, spiega come le abitudini siano una soluzione sviluppata dal nostro cervello per risparmiare energie. Solitamente infatti le attività che svolgiamo in modo abitudinario non richiedono concentrazione e nemmeno un particolare coinvolgimento emotivo, tutto questo permette quindi di risparmiare tempo e fatica.

Solitamente un’abitudine può essere suddivisa in un ciclo composto da tre fasi:

  • Quando percepiamo un segnale esterno, come ad esempio il suono della sveglia al mattino, il cervello analizza l’impulso e sceglie l’abitudine più adatta per fronteggiare la situazione.
  • Si avvia quindi la routine, ossia l’attività che viene svolta quando scatta un particolare segnale. Nel caso della sveglia potrebbe essere alzarsi dal letto e andare in bagno a lavarsi i denti.
  • L’ultima fase è la ricompensa, ossia una sensazione piacevole che ci aiuta a rafforzare continuamente il legame tra il segnale esterno e la routine. In questo caso potrebbe essere la sensazione di pulito e di freschezza che percepiamo dopo aver lavato i denti.

Le abitudini inoltre sono estremamente resistenti. Non sono rari i casi in cui, persone che hanno subito dei danni cerebrali, magari non ricordano dove vivono ma mantengono alcune vecchie abitudini.

Essendo comportamenti così resistenti, questo implica spesso una certa difficoltà nel rompere il ciclo segnale/routine/ricompensa.

Più la sensazione legata alla ricompensa è piacevole più è difficile eliminare un’abitudine. Le abitudini più resistenti sono quelle che riescono a sviluppare una sorta di brama, di desiderio incontrollabile, per la ricompensa.

Le abitudini si nascondono in tutte le nostre attività

Anche il modo in cui utilizziamo l’email, i social network, le telefonate di lavoro, la lettura delle notizie sono spesso frutto di abitudini. Subire tutti questi input in modo disorganizzato è sicuramente uno dei modi più efficaci per intaccare la nostra produttività.

Anche se una recente ricerca sostiene che i social non minacciano assolutamente la produttività, è innegabile che un utilizzo incontrollato di tali strumenti tende ad assorbire molto facilmente gran parte delle nostre energie senza apportare necessariamente alcun beneficio duraturo.

Quante volte ci troviamo a controllare le email, Facebook o Twitter decine di volte al giorno anche senza trovare nulla di interessante? Questo è quello che la psicologia comportamentale chiama l’effetto di estinzione del rinforzo parziale, ovvero quando si tende a ripetere la stessa azione anche senza ricevere alcuna ricompensa. Anche se ogni tanto riceviamo un’email interessante o una notifica che ci fa piacere, tendiamo a controllare i vari account social in modo frequente e compulsivo, indipendentemente da queste piccole piacevoli ricompense.

Le abitudini possono essere eliminate, modificate o create da zero

Spezzare la catena di un’abitudine è possibile, così come riuscire ad apprendere la capacità di sviluppare nuovi comportamenti virtuosi.

È necessario però:

  • stabilire un obiettivo, dato che è difficile interrompere un’abitudine privi della giusta motivazione;
  • sviluppare una buona dose di consapevolezza, intesa come abilità di riconoscere ed essere coscienti di cosa si sta facendo in ogni momento (evitare quindi di abusare del pilota automatico);
  • lavorare sul proprio autocontrollo, allenandolo come se fosse un muscolo.

Tenere traccia del proprio comportamento tramite un diario, distrarci con un caramella anziché fumare o cambiare ambiente per rafforzare la propria volontà di voltare pagina, sono alcuni stratagemmi che possono essere d’aiuto.

Riuscire a rimuovere alcune cattive abitudini, sviluppando la capacità di innescarne di nuove e positive è sicuramente uno dei metodi di sicuro successo verso una vita migliore, più serena e produttiva.

Sviluppare abitudini sane e produttive permette una gestione del tempo più efficiente, ci rende più liberi e meno succubi delle situazioni contingenti.

Organizzazione, semplicità, pulizia e voglia di sperimentare e mettersi in gioco sono sicuramente gli ingredienti essenziali per sviluppare un percorso che ci permetta di liberarci di alcuni fardelli che a prima vista ci possono apparire come indispensabili ma che, a lungo andare, non fanno altro che appesantirci e minare pesantemente la qualità della nostra vita e la nostra produttività.

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4 commenti su “L’importanza di sviluppare buone abitudini”

  1. Capisco perfettamente il problema perché lo vivo quotidianamente. Fiumi in piena di contenuti mi scorrono sotto gli occhi ed è difficile già il solo filtrarli, figurati fissare e imparare da quelli che contano qualcosa.
    Ogni consiglio in questa direzione è una pillola di sopravvivenza. Ciao!

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